Il Cane non merita i tacchi
by switchcuckVu: 523 fois Commentaires 1 Date: 05-04-2025 Langue :

Era una serata tranquilla, il salotto immerso in una penombra calda, illuminato solo da una lampada nell’angolo. Francesca era sdraiata sul divano, le gambe allungate con noncuranza, i piedi infilati in un paio di ciabatte logore, consumate dal tempo e dall’uso. Indossava dei collant neri, velati, che emanavano un odore pungente di sudore e cuoio. Sul pavimento, ai suoi piedi, c’era Luca, suo marito. Le mani erano legate dietro la schiena con una delle sue calze usate, il tessuto che gli segava i polsi. Una cintura di castità luccicava in mezzo alle sue gambe, un simbolo della sua sottomissione, mentre due mollette di legno gli pizzicavano i capezzoli, facendolo trasalire a ogni minimo movimento. Il suo respiro era corto, il viso arrossato dall’umiliazione e da una strana, perversa eccitazione.
Francesca lo guardava dall’alto, un sorriso crudele sulle labbra. “Ti piacciono le mie ciabatte, vero, cornuto?” disse, facendo dondolare un piede davanti al suo viso. Le ciabatte, vecchie e sformate, e i collant puzzolenti da tutti i giorni, erano le uniche cose che gli erano concesse...sempre! Luca si chinò in avanti, il naso a pochi centimetri dalla suola logora, inspirando profondamente. L’odore era intenso, un misto di pelle sudata e cuoio, e lui si perse in quel rituale degradante, sapendo che non aveva scelta.
Con il telefono in mano, Francesca compose un numero. “Ciao, Marco,” disse con voce dolce, quasi cantilenante, quando l’amante rispose. “Domani sera vieni da noi, ti va? Una cena a casa. Luca non vede l’ora di servirci.” Si sfilò la ciabatta e diede un colpetto con il piede sul viso di Luca, che annuì in silenzio, il capo chino. “Sì, Signora,” mormorò, la voce spezzata. Marco rise dall’altro capo. “Il tuo cagnolino è sempre così obbediente. Magari domani lo facciamo divertire un po’.” Francesca annuì, entusiasta. “Oh, sì. Sarà il nostro schiavetto per la serata. Preparati, Luca, domani sarà speciale.” Spense il telefono e si alzò, lasciando Luca lì, legato e dolorante, con l’odore delle ciabatte ancora nelle narici.
La sera successiva, la sala da pranzo era avvolta da un’atmosfera carica di tensione e lussuria. Francesca sedeva a capotavola, splendida in un abito nero che metteva in risalto le sue curve, le gambe fasciate da autoreggenti nere velate che terminavano in un paio di tacchi a spillo vertiginosi. Accanto a lei, Marco, il suo amante, sorseggiava un bicchiere di vino con un sorriso sornione. Luca non era più legato: stava in piedi, nudo tranne per un grembiule bianco legato in vita, che lasciava intravedere la cintura di castità scintillante al suo inguine. Le mollette ai capezzoli erano ancora lì, tirando la pelle a ogni movimento mentre si affaccendava per servire la tavola come un maggiordomo impeccabile, ma ridicolo.
“Veloce, cornuto, porta il vino!” ordinò Marco, dando un calcio leggero al sedere di Luca mentre passava con la bottiglia. Il colpo lo fece barcollare, e Francesca scoppiò a ridere, battendo le mani. “Sembra un pinguino impacciato,” disse, allungando una gamba e colpendolo con la punta del tacco sullo stinco. Luca arrossì, ma continuò a versare il vino nei bicchieri, le mani tremanti sotto gli occhi divertiti della coppia.
“Non sei degno di questi tacchi, vero?” lo stuzzicò Francesca, sollevando un piede e facendolo oscillare davanti al suo viso. Le autoreggenti emanavano un profumo sottile, un lusso che Luca poteva solo sognare. Per lui, accanto alla sedia di Francesca, c’erano le solite ciabatte logore e puzzolenti, insieme a un paio di calze sudate del giorno prima, appallottolate e abbandonate sul pavimento. “Annusa quelle, piuttosto,” gli ordinò, indicando le ciabatte con un sorriso crudele. Luca si chinò, il naso a pochi centimetri dalla suola consumata, inspirando l’odore acre mentre Marco gli tirava uno schiaffo sul sedere, ridendo. “Patetico,” commentò, “un vero cane.”
La cena proseguì tra ordini e umiliazioni. Luca serviva i piatti con precisione, ma ogni errore – reale o inventato – veniva punito. Francesca gli mollò uno schiaffo sulla guancia quando fece cadere una forchetta, il suono secco che echeggiava nella stanza. “Sei proprio inutile,” sibilò, mentre Marco gli dava un altro calcio, stavolta più forte, facendolo inciampare. Le risate della coppia riempivano l’aria, un coro di derisione che lo schiacciava sempre di più.
“Guardalo, sembra un servo da quattro soldi,” disse Marco, prendendo una delle calze sudate dal pavimento e lanciandola in faccia a Luca. “Annusa, forza, è tutto quello che meriti.” Luca obbedì, il tessuto umido contro il naso, il viso paonazzo mentre i due continuavano a prenderlo in giro. Francesca si tolse un tacco e glielo premette sulla schiena, usandolo come poggiapiedi mentre mangiava. “Servi a qualcosa, almeno,” disse, ridacchiando.
Quando la cena finì, Francesca e Marco si alzarono, lasciando i piatti sparsi sul tavolo. “Vieni, amore,” disse Francesca, prendendo Marco per mano e dirigendosi verso il divano. Luca li seguì, sapendo cosa lo aspettava. Sul pavimento davanti al divano ordinarono a Luca di portare con la bocca le ciabatte logore. Francesca si sedette, accavallando le gambe, e Marco le si avvicinò, posandole una mano sulla coscia. “Forza, cornuto,” ordinò lei, “scopa le ciabatte. È l’unica cosa che puoi avere.”
Luca si sdraiò, nudo con la cintura di castità che creava dolore, le mollette che gli tiravano i capezzoli mentre si chinava sulle ciabatte. Le prese tra le mani, strofinandole contro di sé in un gesto umiliante, mentre Francesca e Marco cominciavano a baciarsi sul divano. Le loro mani si cercavano, i respiri si mescolavano, e ogni tanto si fermavano per guardarlo e ridere. “Guarda che schifo,” disse Marco, tra un bacio e l’altro. “Non riesce nemmeno a farlo bene.”
Francesca gli tirò uno schiaffo sulla nuca, solo per il gusto di farlo. “Più veloce, cane,” ordinò, poi tornò a Marco, mordicchiandogli il labbro. Luca continuò, il viso in fiamme, il corpo dolorante, mentre i due amanti si perdevano l’uno nell’altra, ignorandolo se non per deriderlo. “Sei proprio un fallito,” sussurrò Francesca, gli occhi fissi su Marco, “un cornuto che scopa ciabatte mentre noi ci divertiamo.”
La serata si concluse così: loro avvinghiati sul divano, persi nella loro passione, e Luca prostrato, umiliato e punito, con le ciabatte logore come unico compagno, sotto lo sguardo beffardo della coppia che lo dominava senza pietà.