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Era una giornata come tante altre


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Era una giornata come tante altre

by Templare59
Viewed: 399 times Comments 1 Date: 26-11-2022 Language: Language

Era una giornata come tante altre. Io ero nel mio studio che facevo una pausa sorseggiando un caffè. Al ché mi balena un’idea per la sera.
Alzo il telefono e chiamo la mia amante: “Ciao Francesca, che ne dici se stasera vengo a cena da te?”
E lei: ”Magari! Sono due giorni che non ci vediamo. Cosa vuoi che ti preparo?”
“Niente di particolare, una cena frugale, voglio solo stare con te” – e la incalzo – “Ricordi che qualche tempo fa fantasticavamo sul farlo in tre con il mio amico Marco?”
“Certo, perché? Che idea hai?” mi risponde.
A quel punto, considerato che non aveva dato alcun cenno di contrarietà all’idea, cambio il tono della mia voce che si fa autoritaria ad impartire ordini: “Perché lo facciamo stasera. Tu preparerai cena per noi due”
“Dovrai stare in cucina come piace a me. Ricordi sì?”
“Certo che me lo ricordo, farò come desideri. Sei il mio padrone”
“Bene. Voglio che ti prepari immediatamente. Più tardi ti chiamo, voglio conoscere i dettagli”.
La giornata trascorreva normalmente con il disbrigo del lavoro che sempre c’è da fare in uno studio. Dopo circa due ore dalla mia telefonata, richiamo Francesca: “Ciao Francesca, hai eseguito i miei ordini?”
“Certamente” – fu la pronta risposta – “esattamente come mi hai ordinato e come desideri tu”.
“Bene. Cosa indossi in questo momento?”
“Ho scelto per te il completino di pizzo bianco con reggiseno in tulle trasparente e pizzo con il suo perizoma trasparente con il filo dietro, reggicalze in pizzo alto in vita e calze velate bianche con balza di pizzo. E’ di tuo gradimento?”
“Direi di sì. Mandami una foto adesso” – “Anzi no, una videochiamata, voglio vederti. Chiudo e mi richiami tu”
Terminata la conversazione al telefono, squilla il cellulare per la videochiamata. Rispondo e vedo lei perfettamente abbigliata con quanto mi aveva detto di indossare.
“Brava” – le dico – “sei stata brava. Ma non mi hai detto che scarpe indossi. E’ una grave mancanza da parte tua. Lo sai?
“Perdonami, hai ragione. Prima ho dimenticato di dirti che avrei indossato le decolleté Chanel nere, tacco 12, che tanto ti piacciono. Eccole guarda”.
“Benissimo. Scelta appropriata ed elegante. Ma per il fatto di non averle menzionate prima, subirai una punizione”
“Come vuoi tu. Scusami ancora”.
“Comunque brava, mi piaci. Sei elegante. Ti voglio così, porca ed elegante allo stesso tempo. Marco non potrà dire che sei volgare.” La incalzo e le do un ulteriore comando: “adesso, per cucinare togliti il reggiseno”.
Risponde: “Ecco. Fatto, va bene così?”.
“Sì va bene” – dico io – “adesso indossa il grembiule da cameriera e inizia a cucinare, tra un’oretta sarò a casa. Ti concedo di cenare con me. Ma dopo ti dirò”.
Nel frattempo avevo chiamato il mio amico Marco, con il quale eravamo già d’accordo da giorni a fare questo “esperimento”, fissando l’appuntamento per la sera.
Lui sarebbe dovuto arrivare verso le 23,00. Avrebbe suonato al cancello e io lo avrei fatto entrare con l’auto. Si sarebbe dovuto fermare davanti al portone di casa. Poi lo avrei chiamato al telefono per dare istruzioni anche a lui. E così ci accordammo.
Continuai a fare qualcosa in studio, ma la mente era ormai proiettata a quanto avevo architettato per la serata. Il solo pensiero di quello che mi aspettava, o meglio che ci aspettava, mi faceva diventare duro il mio cazzo. Cominciavo già a pregustare la situazione ad alta carica erotica che avevo immaginato e organizzato.
Di lì a poco uscii dallo studio per andare a casa. Mi misi al volante della mia Jaguar e cominciai a fantasticare su quello che sarebbe accaduto di lì a pochi minuti. Spesso l’attesa di un evento desiderato e altrettanto bella della realtà che si andrà poi a vivere direttamente. E così è stato sia prima che dopo.
Arrivato a casa entro e trovo il tavolo di cristallo elegantemente apparecchiato con delle tovagliette all’americana estremamente raffinate. Servizio di porcellana bianca con decori in blu, posate d’argento, calici di cristallo di Boemia, candelabro d’argento a cinque candele già accese e una bottiglia di Sassicaia già aperta per l’ossigenazione.
Risi compiaciuto dell’efficienza della mia amica, che si era ricordata che a me piace la tavola ben apparecchiata.
Mi trasferii così in cucina dove c’era lei: la mia Francesca. Abbigliata come l’avevo vista in videochiamata, con un’unica eccezione. Aveva tolto anche il perizoma e quindi rimaneva solamente con calze, reggicalze, Chanel ai piedi e grembiule da cucina indosso.
Alla mia vista mi corre incontro, regalandomi un caldo e sensuale abbraccio accompagnato da un altrettanto lussurioso e appassionato bacio che faceva trapelare tutta la sua eccitazione per la situazione che avevo creato per noi.
Alla visione dello splendido aspetto di lei che aveva seguito alla lettera i miei ordini, mettendoci di suo un pizzico di malizia in più facendosi trovare senza perizoma, il desiderio di scoparla immediatamente è stato grande.
Mi limitai a metterle una mano in mezzo alle cosce infilando due dita all’interno della sua fica per saggiare la sua eccitazione. Era bagnata fradicia. Forse aveva già goduto al solo pensiero di ciò che sarebbe accaduto.
Ritrassi la mano e con immensa soddisfazione, sorridendole, le misi le dita umide dei suoi umori in bocca. Lei le leccò avidamente e disse: “ottimo antipasto”.
Al che ribattei: “Non è questo, quando saremo a tavola consumerai l’antipasto”.
“Ma è tutto pronto” – replicò lei – “puoi andare a tavola. Mettiti comodo che vengo a servirti”.
Andai in sala da pranzo e mi misi a sedere. Dopo qualche secondo arrivò lei con la prima portata. Un risotto al cinghiale, ginepro e mirtilli, ottimo con il Bolgheri del Sassicaia. Ovviamente tenuto ben in caldo nella risottiera di porcellana.
“Vieni” – la chiamai verso di me – “è arrivato il momento dell’antipasto. Mettiti in ginocchio sotto il tavolo e prendimelo in bocca. Io ti guardo attraverso il vetro del tavolo. Quando verrò nella tua bocca dovrai ingoiare tutto il mio sperma. E’ un ottimo antipasto”.
Lei ubbidì. Si infilò sotto al tavolo e cominciò a tirarmelo fuori dai pantaloni. Se lo mise avidamente in bocca ingurgitandolo tutto fino alle palle. E cominciò così a stantuffare su e giù aiutata dalle mie mani che le spingevano la testa sul mio membro. Lei contemporaneamente giocherellava con le sue dita sul clitoride e nella sua fica. Per quanto ero eccitato dall’attesa degli eventi della serata, per la vista di lei cosi arrapante, maliziosa e sensuale, non ci misi molto a venire. Le riversai tutta la sborra che avevo nelle palle nella sua bocca. Lei ingoiò tutto fino all’ultima goccia e ripulì con estrema cura la cappella del mio cazzo.
Si alzò e si mise a sedere a tavola di fronte a me, non prima di chiedere il permesso se avesse potuto farlo. Io acconsentii come avevo promesso.
La cena proseguì normalmente. Ogni tanto facevamo vicendevoli apprezzamenti sull’organizzazione della serata che si stava svolgendo nel migliore dei modi. Tutti e due eravamo però coscienti che il meglio doveva ancora arrivare.
Alle 23,00 in punto suona il citofono del cancello della villa.
Lei fa la mossa di alzarsi per andare a rispondere, ma la trattengo dicendole che ci avrei pensato io.
Rispondo al citofono. Era il mio amico Marco. Apro il cancello senza dire nulla. Lui già aveva le istruzioni del caso.
“E’ il mio amico Marco” – rivolgendomi a lei – “arriverà con la sua auto qui davanti al portone. Lascerà le luci della sua auto accese così che potrò vedere bene cosa farai e come ti comporterai. Mi raccomando non farmi fare brutte figure. Sii porca come solo tu sai fare.” “Adesso pulisciti la bocca, alzati ed vai ad aprire il portone. Lui ti aspetta davanti alla sua auto. Io vi guarderò, e mi godrò la scena, dalla finestra”
Francesca esegue i miei ordini. E’ eccitatissima, lo si vedi dagli occhi e dal suo respiro leggermente corto.
Va alla porta, la apre e si ferma un attimo sull’uscio di casa, così da farsi ben vedere da Marco. Si mette due dita sulle labbra della bocca tirando furi la lingua per inumidirle.
Ha iniziato a comportarsi bene, da vera troia, penso.
Subito dopo la sua mano dalla bocca va tra le gambe a sfiorare il suo clitoride, ma viene quasi subito ritratta.
Inizia così a scendere i due scalini, senza scomporsi per nulla, e va incontro al mio amico. Io nel frattempo rimango alla finestra a godermi la scena di lei che si comporta da grandissima troia.
Si accosta ad Marco, un bell’uomo, moro occhi verdi. Lo fissa nello sguardo e inizia ad accarezzarlo sul torace possente da ex nuotatore.
Le mani slacciano la camicia per accarezzare la pelle nuda del suo petto. Poi, pian piano le mani scendono giù fino alla patta dei pantaloni. Sente il suo membro già completamente pronto, duro come la pietra e, con abile gesto delle sue mani lo tira fuori e comincia ad accarezzarlo.
Mentre impugna il suo cazzo marmoreo stantuffando con delicatezza avanti e dietro, lo bacia avidamente penetrando la sua bocca con la propria lingua. Le lingue s’intrecciano in un sensualissimo e passionale bacio.
Marco, che fino ad ora era rimasto passivo in attesa delle sue mosse, prende l’iniziativa e prende la mia Francesca per i capelli.
Le strattona la testa staccandosi dal lungo bacio e, sempre tenendola per i capelli, la tira giù indicandole d’inginocchiarsi. Adesso il volto di lei è a pochi centimetri dal cazzo di Marco, il quale non lo infila immediatamente nella sua bocca, ma comincia a giocarci strusciandolo sul viso di lei, sulla sua lingua nel frattempo tirata fuori per assecondare le mosse di lui.
Francesca (lo so) è completamente bagnata e non aspetta altro che poter ingoiare nella sua bocca il cazzo di Marco. E così avviene dopo un attimo. Senza usare le mani, che stanno accarezzando l’addome e i glutei di Marco, s’infila in bocca il cazzo e inizia a dedicarsi a uno dei suoi magici pompini.
Lavora di bocca come sa fare lei, è bravissima nel pompino. Salivato, slinguato, in una completa degustazione del membro maschile. Da vera esperta e navigata troia, golosa di sesso.
Dopo qualche minuto di questo splendido pompino, il mio amico la prende per le braccia, la tira su e la sbatte sul cofano della sua auto con il culo ben in vista.
Le tette nude a contatto del metallo dell’auto la fanno sobbalzare un attimo per la sensazione di freddo. Ma è solo un attimo. Il tempo di sentire dietro di lei che Marco la penetra con estrema goduria per quanto è calda e bagnata la fica di lei.
Francesca è eccitatissima. La situazione l’ha intrigata ed infervorata a tal punto che dopo due botte del cazzo di Marco se ne viene in un orgasmo incontenibile. Urla, come suo solito quando gode, e urla senza ritegno visto che non ha necessità di sopire o ridurre l’intensità del suo piacere. Non c’è nessuno che possa sentirla. Tranne il suo amante e me che li guardo dalla finestra.
Subito dopo, ripresasi dall’intenso orgasmo, Francesca prende in mano la situazione: “adesso voglio che scopi nel culo. Prenditi il mio culo. Voglio sentire il tuo cazzo che mi sfonda il mio buco. Dai, dai”.
Marco non se lo fa ripetere e, complici gli umori fuoriusciti dalla fica di Francesca che hanno lubrificato anche il buco del culo, entra dal secondo canale in un sol colpo facendola sobbalzare, perché non si aspettava tanta veemenza. Lo ha molto apprezzato però. Le è piaciuto questo approccio autoritario del suo momentaneo amante. Il piacere aumenta. Inizia a stimolarsi il clitoride, ad infilarsi due dita nella figa e di lì a poco raggiunge il suo secondo, prorompente e appagante orgasmo.
Quanto è bello e gratificante sentirla urlare di piacere.
Dal canto suo anche Marco sta scaricando il frutto del suo godimento all’interno del culo di Francesca. Infatti quando tira fuori il suo cazzo, rivoli di sperma caldo colano dal buco del culo, lungo le gambe di Francesca. Questa, avida com’è di sborra, la raccoglie con le mani e la beve tutta leccandosi le mani.
Intanto io ero già pronto da un pezzo con il mio cazzo duro in mano mentre mi godevo la scena dalla finestra come fosse stato un film porno. Mi ero trasferito sull’uscio di casa per invitarli a venire dentro per poter continuare in tre.
Una volta dentro casa la stendiamo sul tappeto e senza mezzi termini la penetriamo entrambi. Marco steso supino, lei si mette sopra ad Marco e io la penetro da dietro inculandola nuovamente. Trovai un ambiente piacevolissimo, tra il calore di lei e il caldo dello sperma del mio amico rimasto dentro. Durai poco e riversai tutta la mia sborra nel culo di Francesca che apprezzò e mentre scopava con lui, si voltò, mi sorrise, mi baciò e mi disse “Ti amo. Amo solo te. Sei fantastico. Sono la tua troia sottomessa, puoi sempre fare di me ciò che vuoi” – dopo un attimo – “Ah. Te l’ho mai detto che scopi da dio?”.
Dopo questa sua splendida dichiarazione il mio ego, come potrete immaginare, è andato alle stelle.
Abbiamo continuato un altro po’ a scambiarci vicendevoli attenzioni e, una volta assopiti i nostri desideri sessuali abbiamo sorseggiato un buon single malt insieme prima di ricomporci e salutarci dandoci appuntamento a un’altra avventura insieme. La mia mente la sta architettando.




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