STORY TITLE: La restauratrice troia 
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La restauratrice troia


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La restauratrice troia

by Templare59
Viewed: 614 times Comments 3 Date: 22-11-2022 Language: Language

Sono appassionato d’arte, amante del bello (primo fra tutte le belle donne) e come tale frequentatore di laboratori di restauro.
Quando ebbi la necessità di fare restaurare un soffitto affrescato di casa mia, contattai la moglie di un amico, gran bella donna. Così ci accordammo per iniziare il lavoro che sarebbe durato alcuni giorni.
In uno di questi chiesi, se nel tardo pomeriggio, uscito dal lavoro, avessi potuto vedere insieme a lei l’avanzamento dei lavori e così ci accordammo per vederci sul luogo.
Rientrato a casa, lei era al lavoro sul ponteggio, ma a differenza degli altri giorni non indossava il camice bianco da lavoro ma un paio di pantaloni neri attillatissimi che mettevano in risalto un culo fantastico e delle gambe bellissime. Sembrava che non avesse intimo sotto. Di sopra indossava un altrettanto attillato maglioncino nero dal quale si vedevano nettamente i suoi seni, con i capezzoli turgidi che emergevano dalla maglia.
Rimasi colpito da quella visione e cominciai a non vederla più solo dal lato professionale, ma come donna…e che donna. A quello spettacolo il mio cazzo si fece duro come il marmo e credo che lei si sia accorta della mia reazione. Iniziammo a parlare del suo intervento, laddove io feci molta fatica a rimanere lucido nella conversazione, attratto come da due magneti, dai suoi piccoli ma allo stesso tempo prorompenti seni. Non successe però nulla, da lì a poco sarebbe potuta rientrare mia moglie.
Nel Finito l’intervento di restauro continuammo a sentirci. Lei mi era rimasta impressa a tal punto che cercavo continuamente scuse per poterla sentire.
Qualche giorno dopo, la richiamai per avere da lei un parere sulla necessità o meno d’intervenire su un'antica icona che avevo acquistato. Mi fissò l’appuntamento per il mattino seguente.
Non vedevo l’ora.
Il giorno dopo, puntualissimo, mi presentai al suo laboratorio. Questa volta indossava il suo bianco camice professionale. Confesso che lì per lì rimasi un po’ deluso. Notai che indossava degli stivali con tacco 12 la qual cosa mi suonò strana, ma sta di fatto che iniziammo a parlare di lavoro.
Ad un certo punto mi chiese di chiudere le ante del portone del laboratorio per non far penetrare la luce, perché voleva vedere il dipinto alla luce della “lampada di wood” . Mi chiamò vicino a lei per farmi notare delle cose che emergevano alla luce violetta della lampada.
A quel punto rivolse il viso verso di me con un sorriso complice e malizioso. I suoi splendidi occhi brillavano anche al buio della luce violacea dello strumento di analisi. Fu un attimo. Le nostre labbra si incontrarono e le lingue si intrecciarono in un lungo, appassionato e sensualissimo bacio.
La mie mani cominciarono ad accarezzarla e…sorpresa. Mi resi conto che sotto il camice bianco non indossava nulla. Era completamente nuda, a parte un paio di calze nere velate tenute su da un bellissimo reggicalze di pizzo nero e gli stivali, i famosi stivali di cui solo adesso ne capivo la funzione.
Si era abbigliata da troia. E da vera troia iniziò a comportarsi.
Si tolse il camice rimanendo praticamente nuda e mi strattonò la giacca dicendomi: “che cazzo fai, che stai aspettando, scopami sul tavolo che sono tutta bagnata e voglio godere”.
Non me lo feci ripetere. In men che non si dica fui completamente nudo. La girai facendola piegare in avanti sbattendola sul tavolo da lavoro per poterla scopare da dietro.
Fu una sensazione straordinariamente bella. Lei era letteralmente un lago. Bagnatissima, i suoi umori grondavano inondando le sue cosce. Cominciai a scoparla da dietro e dopo poco lei raggiunse il suo primo orgasmo , urlando letteralmente dal piacere tanto da mettersi una mano sulla bocca per non far trapelare nulla all’esterno.
Io dal canto mio avevo ancora il cazzo duro e dritto come una colonna di marmo e continuavo ad andare avanti e indietro dentro di lei.
Ad un certo punto lei mi dice: “Non venire dentro di me, voglio il tuo sperma nella mia bocca, voglio assaporarlo, voglio sentire il suo calore, voglio sentire com'è”:
E così in un attimo la presi per i capelli, le inarcai la schiena tirandola verso di me. Io uscii da dentro di lei e la feci inginocchiare davanti a me tenendola sempre per i capelli.
Iniziai a scoparla in bocca prima lentamente poi sempre più violentemente fino a spingerle il mio cazzo in gola con tutte le palle dentro la sua bocca.
Un attimo prima di venire le tirai fuori il mio cazzo e, segandomi, le dissi di aprire la bocca tirando fuori la lingua.
Ubbidì immediatamente e io riversai tutto il mio sperma nella sua bocca e sulla sua lingua. In parte fini anche sugli occhi da dove provvidi a ripulirla con il dito che le misi in bocca per farlo ripulire dallo sperma.
Lei bevve ingoiando avidamente la mia sborra leccandosi prima le labbra e poi il mio dito ancora sporco di sperma.
La feci alzare e ci baciammo lungamente e intensamente senza dire nulla, se non dandoci appuntamento a tre giorni dopo dove saremmo andati insieme all'esposizione di un'asta di dipinti a Firenze.

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