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la partita di calcetto


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la partita di calcetto

by senzabuccia
Viewed: 1617 times Comments 9 Date: 21-11-2022 Language: Language

Come tutte le settimane, il martedì c’è la partita di calcetto.
Pur trovandomi con ragazzi più giovani di me, lo faccio con grande piacere.
Il campo dove giochiamo è in un paese un po’ lontano da casa, ci vuole mezz’ora per arrivarci in auto.
Martedì scorso ero con mia moglie da amici e abbiamo fatto più tardi del previsto. Non facevo in tempo a deviare per scaricarla a casa per cui le ho chiesto di accompagnarmi direttamente alla partita.
Non potevo annullare: giochiamo a 5, un’assenza è problematica per tutti.
Mia moglie non era entusiasta, ovviamente, ma ha accettato di venire, il che voleva dire aspettare un’ora rompendosi le palle: certamente per lei era una penitenza.
Inoltre quella sera il clima non era dei migliori.
Stare un’ora a vedere gente che prende a calci un pallone può essere molto noioso, ma il gruppo è stato molto simpatico con mia moglie, cercava di coinvolgerla chiedendo di tifare ora per una squadra ora per l’altra. Quando qualcuno segnava, faceva una specie di passarella davanti alla panchina dove lei era seduta, imitando i vari gesti tipici del goleador della propria squadra. Insomma, mia moglie sembrava divertirsi più di quanto c’era da aspettarsi, nonostante il freddo che si faceva sentire. Noi correndo non ce ne rendevamo conto, ma lei, seduta sulla panchina, iniziava ad avere veramente freddo. Anche perchè si era alzato un vento minaccioso.
Improvvisamente inizia a piovere, grossi goccioloni che si trasformano subito in un muro di acqua che ci colpisce lateralmente spinto da un vento gelido.
Scappiamo tutti nell’unico posto riparato, lo spogliatoio, completamente fradici ma ridendo per questo imprevisto nubifragio.
Ci accorgiamo però che mia moglie sta letteralmente battendo i denti. Stando ferma era già congelata per il vento, ora con la pioggia era veramente in uno stato di semiassideramento. Provo a scaldarla abbracciandola e fregandole le spalle, ma mi rendo conto che ormai il freddo le è entrato nelle ossa. Non riesce a smettere di tremare.
L’unica cosa da fare è convincerla a mettersi sotto il getto di acqua bollente delle docce.
Le docce sono lì davanti, non c’è modo di avere un po’ di intimità, ma la situazione è tale da abbandonare ogni pudicizia, ho veramente paura che possa prendersi una polmonite.
Lei si rifiuta categoricamente di spogliarsi davanti a tutti quei ragazzi, ma non si poteva chiedere a tutti di uscire e di aspettare sotto la pioggia al freddo. E così, per il suo bene, mi mostro categorico: devi andare subito sotto la doccia calda.
Dico a tutti: “Non scandalizzatevi ma mia moglie deve assolutamente mettersi sotto l’acqua calda, è congelata!”.
I ragazzi sono comprensivi, un po’ per la reale situazione di emergenza, un po’ perchè vedere una donna nuda sotto la doccia non fa schifo a nessuno.
Lei fa ancora cenno di opporsi, ma senza troppa convinzione, deve essere veramente congelata.
La aiuto a togliersi la felpa, fradicia, la maglietta, fradicia anch’essa, inizio a slacciarle i pantaloni per sfilarglieli di dosso. Lei mi lascia fare senza opporsi più di tanto. Continua a tremare.
E adesso, senza pensarci troppo, le tolgo le calze, le slaccio il reggiseno e abbasso gli slip. Non mi importa che altri la possano guardare. Mi tolgo velocemente i vestiti e l’accompagno nella doccia. L’acqua fortunatamente è subito calda. Meno male. La vedo tremante, l’abbraccio e la frego come meglio posso per scaldarla. Poco per volta sembra riscaldarsi.
Ma nel frattempo anche gli altri ragazzi si sono spogliati e sono venuti sotto le docce. Ognuno non vedeva l’ora di mettersi sotto l’acqua calda perchè il vento e la pioggia non avevano risparmiato nessuno.
Ormai sembrava che mia moglie si fosse riscaldata a sufficienza e allora, come per incanto, mi sono reso conto della situazione: mia moglie era sotto la doccia, completamente nuda, l’acqua le scorreva sul torace, lambendole il seno e si dirigeva in basso, convergendo come un fiume fra le gambe, trasformando il soffice vello pelvico in un ondeggiante tappeto nero. Era ancora infreddolita, non cercava di coprirsi, ma solo di scaldarsi, per cui il suo corpo era platealmente esposto allo sguardo dei molti ragazzi che si erano accalcati nudi presso di noi e che si dirigevano sotto la prima doccia libera, con l’uccello penzolante.
Era un’atmosfera irreale, la nudità di mia moglie perfettamente inserita in quel contesto di nudità maschile, con attributi di varie misure e dimensioni, che fingevano una sorta di cameratismo per non imbarazzare quella che per loro doveva essere una specie di “malata” di cui prendersi cura.
Ma allo stesso tempo una invidiabile accozzaglia di giovani pettorali, bicipiti, glutei e uccelli che ronzavano avanti e indietro sotto gli occhi non indifferenti dell’unica donna presente.
Dopo un po’ mia moglie mi dice di essersi scaldata a sufficienza e mi chiede di prestarle l’accappatoio per potersi asciugare.
Lo indossa, si asciuga fregandosi il corpo, poi si siede sulla panca togliendosi l’accappatoio per rivestirsi.
Nuovamente scopre il seno, ma questa volta ho l’impressione che il movimento sia più consapevole. Sembra gratificata dal poterlo fare e lo fa con una certa malizia. Poi si alza in piedi per indossare gli slip. Lentamente. Lo fa come fosse una cosa normale, senza cercare di coprirsi. Ormai non avrebbe senso fingere un pudore per coprire ciò che è già stato ampiamente mostrato. I peli della sua figa ora sono soffici, vaporosi, apertamente rivolti verso i ragazzi che ci circondano e restano lì a mezz’aria mentre le sue mani sembrano un po’ cincischiare per sistemare nella giusta posizione gli slip prima di infilarseli, sempre con una certa calma. Non vola una mosca.
Ci rivestiamo alla meno peggio dividendoci il cambio asciutto che avevo nel mio zaino.
Qualche ragazzo si sta rivestendo, altri sono ancora sotto la doccia, un paio camminano nella stanza col batacchio penzolante. Mi rendo conto che, passato lo spavento iniziale, trovo molto eccitante quanto sia successo, mi fa piacere che mia moglie abbia potuto condividere con noi l’intimità della doccia.
Poi, come se niente fosse successo, ci congediamo.
“Ciao a tutti, ci vediamo martedì”
“A martedì”

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