Bull di Famiglia 2. L'incontro in spiaggia
by culturaecarismaVu: 420 fois Commentaires 0 Date: 02-04-2025 Langue :

PREMESSA Consiglio la lettura del racconto precedente (Gli esordi di un Bull di famiglia)
BULL DI FAMIGLIA – L’INCONTRO IN SPIAGGIA NUDISTA
La location era insolita. Una spiaggia italiana, ma non in un luogo abitualmente frequentato. Per arrivare al settore naturista, poi, una serie di sentieri impervi da percorrere quasi “segreti” perché il nudismo, ai tempi remoti del racconto, era una pratica di nicchia e comunque non una tendenza iperregolamentata.
Lo scopo era conosocere un luogo nuovo descritto come un “paradiso terrestre”, spogliarsi come Adamo ed Eva e nuotare per poi scaldarsi al sole liberi da pensieri e convenzioni sociali.
E, infatti, la prima parte della giornata era trascorsa così. Peraltro in disparte e abbastanza distante dalla “comunità” nudista dei frequentatori abituali che, come spesso accade in questi contesti sociali, vivevano il gruppo con un pregiudiziale senso di protezione dagli sconosciuti, visti come pericolosi solo perché estranei.
D’altronde, lo scopo era il relax e la presenza di altri esseri umani era del tutto irrilevante per il prosieguo della giornata.
Nel pomeriggio però, un gruppo di ragazze e ragazzi si avvicina per proporre di giocare a beach volley su un campetto improvvisato ma ben realizzato.
Al richiamo dello sport non si può e non si deve resistere e, così, tra una partita e l’altra (in costume, perché altrimenti nudi, la “pallavolo” non sarebbe solo quella del gioco) ci si avvicina al tramonto.
L’ultimo bagno, nuovamente nudi, e gli ultimi raggi di sole per asciugare il corpo ristorato dall’attività sportiva.
La spiaggia, ormai semideserta e abbandonata dal gruppo della “Comunità Nudista” sembrava adesso davvero il “giardino dell’Eden”: silenzio, interrotto solo dal rumore dell’acqua, e pochissime persone rimaste a godere delle ore più belle per restare sulla sabbia.
Tra queste, poco lontane dal riparo di giornata, una coppia di nudisti, evidentemente estranei alla comitiva di habituè che stava trascorrendo la propria giornata di relax in famiglia, con i propri figli.
Uno scambio di sorrisi, senza alcuna malizia. La scusa per rompere il ghiaccio, l’offerta con un gesto da parte della lei, di frutta fresca da mangiare insieme. Così il telo singolo si sposta e galeotta diventa l’anguria.
Le presentazioni, i complimenti reciproci (anche sulla prestazione sportiva della quale evidentemente erano stati spettatori non paganti (ahahah) e un’amicizia che nasce nel giro di pochi minuti.
Nessun dettaglio scabroso, nessuna allusione volgrare da nessuna delle parti, fino alla più esplicita delle proposte: l’invito a cena che lascia cadere ogni dubbio e squarcia ogni possibilità di fraintendimento.
La coppia non era semplicemente nudista, si trattava evidentemente di una coppia cuckold ma che quel giorno, palesemente, voleva godersi come quel ragazzo, una giornata di relax.
Non era certo un luogo adatto allo scambismo, rigorosamente vietato dalle regole (ipocritamente vietate dagli sguardi maliziosi, ma pur sempre vigenti) imposte dalla comunità “FKK” e di certo se avessero pensato in partenza a una giornata di trasgressione non sarebbero andati in quel luogo (dove persino uno sguardo indugiante è malvisto) e in compagnia dei figli.
La proposta però lasciava poco spazio all’immaginazione per la continuazione della serata. Sarebbe stata da capire solo la questione logistica. Si era in una località di vacanza.
Il ragazzo era in moto e non aveva casa in zona, loro evidentemente avevano un residence o un bungalow, non certo una situazione adatta ai pensieri più spinti.
Ma la filosofia del care diem del giovane motociclista era improntata al gestire le situazioni solo nel momento in cui si sarebbero verificate, convinto che improvvisando le emozioni si sarebbero vissute in modo più intenso.
Da qui, il sentiero a ritroso percorso insieme, seminudi fino all’imbocco della strada comune con la spiaggia tessile, poi vestiti fino al parcheggio.
Scherzando e ridendo, senza alcuna allusione a ciò che sarebbe potuto esserci dopo e con una convivialità spontanea, piacevolissima anche se fosse stata il prodromo davvero solo di una cena insieme.
E, invece, arrivati alla casa di villeggiatura della famiglia, parcheggiata la moto dietro la loro macchina tutto sarebbe cambiato, senza che apparentemente cambiasse nulla.
La scintilla fu l’ingresso in casa. Una volta dentro fu ancora la lei della coppia a rompere ogni indugio: “Noi siamo nudisti anche a casa, tanto siamo stati nudi tutto il giorno insieme”.
In realtà era vero. Tecnicamente non ci sarebbe stata alcuna differenza. E, invece, lo spogliarsi in un contesto così diverso, così intimo perché privato, cambiò il corso della conoscenza, di quel weekend
Di esperienze e di esperienza, quel ragazzo ne aveva avuta tante e tanta. Certamente più estreme di un semplice vestito che cade per terra, soprattutto dopo una giornata intera di nudità…
…ma da quel momento tutto cambiò.
FINE SECONDA PARTE… CONTINUA…
P.S.: Se nei vostri commenti e like (dicono così gli inluencer ahahah) ci sarà eventualmente riscontro e interesse, proseguirò anche pubblicamente nel racconto, altrimenti continuerò nelle mie segrete stanze private con chi cercherà un dibattito privato.
PREMESSA Consiglio la lettura del racconto precedente (Gli esordi di un Bull di famiglia)
BULL DI FAMIGLIA – L’INCONTRO IN SPIAGGIA NUDISTA
La location era insolita. Una spiaggia italiana, ma non in un luogo abitualmente frequentato. Per arrivare al settore naturista, poi, una serie di sentieri impervi da percorrere quasi “segreti” perché il nudismo, ai tempi remoti del racconto, era una pratica di nicchia e comunque non una tendenza iperregolamentata.
Lo scopo era conosocere un luogo nuovo descritto come un “paradiso terrestre”, spogliarsi come Adamo ed Eva e nuotare per poi scaldarsi al sole liberi da pensieri e convenzioni sociali.
E, infatti, la prima parte della giornata era trascorsa così. Peraltro in disparte e abbastanza distante dalla “comunità” nudista dei frequentatori abituali che, come spesso accade in questi contesti sociali, vivevano il gruppo con un pregiudiziale senso di protezione dagli sconosciuti, visti come pericolosi solo perché estranei.
D’altronde, lo scopo era il relax e la presenza di altri esseri umani era del tutto irrilevante per il prosieguo della giornata.
Nel pomeriggio però, un gruppo di ragazze e ragazzi si avvicina per proporre di giocare a beach volley su un campetto improvvisato ma ben realizzato.
Al richiamo dello sport non si può e non si deve resistere e, così, tra una partita e l’altra (in costume, perché altrimenti nudi, la “pallavolo” non sarebbe solo quella del gioco) ci si avvicina al tramonto.
L’ultimo bagno, nuovamente nudi, e gli ultimi raggi di sole per asciugare il corpo ristorato dall’attività sportiva.
La spiaggia, ormai semideserta e abbandonata dal gruppo della “Comunità Nudista” sembrava adesso davvero il “giardino dell’Eden”: silenzio, interrotto solo dal rumore dell’acqua, e pochissime persone rimaste a godere delle ore più belle per restare sulla sabbia.
Tra queste, poco lontane dal riparo di giornata, una coppia di nudisti, evidentemente estranei alla comitiva di habituè che stava trascorrendo la propria giornata di relax in famiglia, con i propri figli.
Uno scambio di sorrisi, senza alcuna malizia. La scusa per rompere il ghiaccio, l’offerta con un gesto da parte della lei, di frutta fresca da mangiare insieme. Così il telo singolo si sposta e galeotta diventa l’anguria.
Le presentazioni, i complimenti reciproci (anche sulla prestazione sportiva della quale evidentemente erano stati spettatori non paganti (ahahah) e un’amicizia che nasce nel giro di pochi minuti.
Nessun dettaglio scabroso, nessuna allusione volgrare da nessuna delle parti, fino alla più esplicita delle proposte: l’invito a cena che lascia cadere ogni dubbio e squarcia ogni possibilità di fraintendimento.
La coppia non era semplicemente nudista, si trattava evidentemente di una coppia cuckold ma che quel giorno, palesemente, voleva godersi come quel ragazzo, una giornata di relax.
Non era certo un luogo adatto allo scambismo, rigorosamente vietato dalle regole (ipocritamente vietate dagli sguardi maliziosi, ma pur sempre vigenti) imposte dalla comunità “FKK” e di certo se avessero pensato in partenza a una giornata di trasgressione non sarebbero andati in quel luogo (dove persino uno sguardo indugiante è malvisto) e in compagnia dei figli.
La proposta però lasciava poco spazio all’immaginazione per la continuazione della serata. Sarebbe stata da capire solo la questione logistica. Si era in una località di vacanza.
Il ragazzo era in moto e non aveva casa in zona, loro evidentemente avevano un residence o un bungalow, non certo una situazione adatta ai pensieri più spinti.
Ma la filosofia del care diem del giovane motociclista era improntata al gestire le situazioni solo nel momento in cui si sarebbero verificate, convinto che improvvisando le emozioni si sarebbero vissute in modo più intenso.
Da qui, il sentiero a ritroso percorso insieme, seminudi fino all’imbocco della strada comune con la spiaggia tessile, poi vestiti fino al parcheggio.
Scherzando e ridendo, senza alcuna allusione a ciò che sarebbe potuto esserci dopo e con una convivialità spontanea, piacevolissima anche se fosse stata il prodromo davvero solo di una cena insieme.
E, invece, arrivati alla casa di villeggiatura della famiglia, parcheggiata la moto dietro la loro macchina tutto sarebbe cambiato, senza che apparentemente cambiasse nulla.
La scintilla fu l’ingresso in casa. Una volta dentro fu ancora la lei della coppia a rompere ogni indugio: “Noi siamo nudisti anche a casa, tanto siamo stati nudi tutto il giorno insieme”.
In realtà era vero. Tecnicamente non ci sarebbe stata alcuna differenza. E, invece, lo spogliarsi in un contesto così diverso, così intimo perché privato, cambiò il corso della conoscenza, di quel weekend
Di esperienze e di esperienza, quel ragazzo ne aveva avuta tante e tanta. Certamente più estreme di un semplice vestito che cade per terra, soprattutto dopo una giornata intera di nudità…
…ma da quel momento tutto cambiò.
FINE SECONDA PARTE… CONTINUA…
P.S.: Se nei vostri commenti e like (dicono così gli inluencer ahahah) ci sarà eventualmente riscontro e interesse, proseguirò anche pubblicamente nel racconto, altrimenti continuerò nelle mie segrete stanze private con chi cercherà un dibattito privato.